L’Alpe grigionese di Ponto Valentino, Castro e Marolta

Rapporti alpestri tra Grigioni e Valle di Blenio nel tardo Medioevo raccontati in un libro di Rachele Pollini-Widmer

Il primo a parlarmene è stato Moritz Vögeli, amico da sempre della Rivista 3valli. Mi ha detto: «Ma lo sapevi che da Ponto Valentino, una volta, andavano a caricare le Alpi fin nei Grigioni?» e mi ha regalato questo libro: Alpe Soreda. Un insediamento alpino bleniese nel tardo Medioevo nella Valle di Vals, scritto da Rachele Pollini-Widmer, ricercatrice locarnese all’Università di Basilea.

Vi si racconta che un tempo, viste le difficoltà topografiche della Valle di Blenio, che aveva scarse risorse sul suo territorio, in estate, molte famiglie andavano a portare il loro bestiame nella Valle di Vals, nell’odierno Canton Grigioni. L’autrice parla soprattutto del XV secolo, basandosi su alcuni documenti giuridici di quel periodo: nel 1451, Ponto Valentino, Castro e Marolta furono ostacolati con forza di loro vicini di Olivone, Aquila e Dangio per l’accesso all’alpe di Soreda (in tedesco Lampertschalp), della quali i tre piccoli comuni della riva destra avevano acquistato la maggior parte dei diritti d’alpe. Visto che per arrivare in Surselva dalla media Valle di Blenio bisogna passare quasi per forza dai terreni dell’alta valle, Olivone, Aquila e Dangio fecero denuncia e ci fu un processo che durò cinque anni; i documenti consultati dalla ricercatrice Pollini-Widmer fortunatamente non parlano solo della lite in corso, ma delineano anche la forma d’amministrazione dell’alpe, il sentiero alperstre e il lavoro quotidiano dei casari e dei pastori.

Non è un caso se le beghe tra i paesi bleniesi scoppiarono proprio in quegli anni: nel corso del Medioevo, si legge nel libro, le condizioni climatiche e gli avvenimenti politici determinarono l’aumento della domanda di carne e latticini nei mercati cittadini. Nel XV secolo, con la fine della piccola era glaciale e con il ripopolamento delle pianure europee dopo la grande pestilenza del 1348, la richiesta di prodotti alpestri subì un incremento e di conseguenza si verificò un’espansione dei contadini verso nuovi alpeggi. Una delle tesi importanti di Rachele Pollini-Widmer è che La montagna non fu mai una barriera, quanto piuttosto un punto d’incontro e di scontro tra le popolazioni dei due versanti. Infatti, la citazione all’inizio del volume pubblicato è di Guido Calgari, tratta da Idea di una storia del Ticino, in cui afferma: La storia ci dice ancora che le Alpi non son un muro, ma pettine, e che attraverso di esse, per i passi, sono sempre filtrati gli uomini, le mercanzie, le idee; che i passi alpini, anzi, han spesso legato le genti dei due versanti intorno a certi comuni interessi.

Fino al 1510, quando diventò baliaggio dei cantoni sovrani, la Valle di Blenio era organizzata in una comunità di valle, che aveva autonomia amministrativa e sfruttava in forma collettiva pascoli, alpi e boschi. Vigeva tale autonomia anche se il territorio si trovava sotto la giurisdizione della famiglia dei duchi Sforza. Con l’aumento del bestiame, per soddisfare la domanda di prodotti alpini e di carne bovina nei mercati cittadini, fu necessario usufruire di nuovi pascoli; Ponto Valentino, Castro e Marolta andarono a cercarli fuori dal territorio del ducato milanese, in un luogo difficile da raggiungere: perché? Visto che scarseggiavano gli alpeggi un po’ in tutta la valle di Blenio, ma in particolare sul versante destro, nel 1451 i tre comuni si videro costretti ad acquistare un possedimento di non facile accesso, situato oltre una catena montuosa che divide geograficamente e linguisticamente due regioni, valicando un passo superiore ai 2800 metri con sentieri impervi, conducendo il bestiame e trasportando a spalla e forse anche con animali da soma masserizie e provviste. Era l’unica espansione possibile, dato che a destra c’era la Leventina che aveva gli stessi problemi di spazio e erba fresca. A nord, i comuni di Olivone e Aquila avevano cercato pascoli verso il Lucomagno, dove già da tempo avevano i loro alpi, e verso la Greina; altri comuni bleniesi colonizzarono il vicino territorio grigionese, valicando i passi orientali della valle. L’alpe Soreda appartiene a questa ondata d’espansione.

Il libro di Rachele Pollini-Widmer tocca numerosi aspetti, come il contesto storico, le presenze all’Alpe Soreda, gli edifici e naturalmente il processo che coinvolse i diversi comuni della Valle di Blenio. Rimandiamo gli interessati a una sua lettura, mentre qui vogliamo terminare riprendendo un po’ del capitolo che riguarda la strada che percorrevano uomini e bestie per la transumanza.

L’alpe Soreda oggi è raggiungibile dalla Valle di Vals oppure dalla Valle di Blenio passando dall’omonimo passo (2759 m) al confine tra i cantoni Ticino e Grigioni. Sappiamo che gli alpigiani di Soreda ancora alla fine del XIX secolo salivano attraverso l’impervia Val Scaradra e alla fine della ripida salita fino giungevano al Passo Soreda per poi scendere – nuovamente su ripidi pendii – nella parte superiore della Valle di Vals. Quando le intemperie non permettevano di salire fino al passo, uomini e bestie percorrevano tutta la Valle di Vals, scendevano fino a Ilanz e risalivano la valle del Reno Anteriore fino al Lucomagno. La viabilità dei passi è cambiata negli ultimi secoli; in particolare i ghiacciai, che subirono un periodo caldo intorno al 1500, uno più freddo intorno al 1840 (punto massimo del ghiacciaio) per poi tornare a sciogliersi piano piano dopo la metà dell’Ottocento.

Per gli allevatori di Ponto Valentino, Castro e Marolta, la via più breve verso Soreda passava sui territori di Olivone, oppure di Aquila e Dangio. Molti testimoni citati nella ricerca storica di Pollini-Widmer ricordavano di transitare per Soi, per Orum de Termino, l’odierna zona nei pressi della Cappella di Termono, attraverso i territori di Aquila e Dangio; altri invece transitavano per Compietto, sopra Olivone. Le due strade conducono agli alpi Carassino e Cassimoi. Si passava anche dalla Bocchetta di Fornee che oggi, essendo la sua praticabilità molto rovinata, è consigliata solo agli alpinisti esperti…

Non si sa alla fine quale fu l’esito del processo, forse ci fu un accordo tra le parti: chi transitava doveva passare dalla Val Scaradra, salire dal Passo Soreda e pagare un pedaggio, ma i proprietari dovevano garantire la manutenzione della via.

L’amico Moritz Vögeli alcuni anni fa ha fatto sul Passo Soreda. Dice: «Sul versante grigionese si trovano resti impressionanti della strada di vacch di una volta», e invita gli appassionati di storia e di montagna a percorrerlo anch’essi, immaginando una lunga scia di animali e persone forti, coraggiose, che si fecero persino aggredire dai loro covallerani per la disperazione di dover andare cercare alpi molto lontane e difficili da raggiungere.

[bg_collapse view=”link” expand_text=”Curiosità 1 – Gli alpigiani che spianano la strada all’invasore ↓” collapse_text=”Curiosità 1 – Gli alpigiani che spianano la strada all’invasore ↑”]

Nel 1453 gli Olivonesi trovarono una nuova argomentazione per vietare il passaggio degli alpigiani di Soreda. Per giustificare le violenze che avevano usato contro gli alpigiani di Ponto Valentino, Marolta e Castro, i quali volevano passare sul loro territorio per raggiungere l’Alpe di Soreda, le genti di Olivone intrapresero la via della paura, avvertendo il duca di Milano che la strada praticata dagli alpigiani di Soreda poteva essere pericolosa perché attraverso di essa gli Svizzeri avrebbero potuto recare danno allo stato ducale, invadendo la Lombardia.
Questo timore che gli alpigiani spianassero la strada per una possibile invasione non si esaurì nel 1453, ma venne ribadito negli atti giudiziari del 1454-55. Il duca di Milano mandò i suoi uomini a verificare se sussistesse tale rischio, ma quando essi videro quella via scomoda e a volte malridotta dal passaggio del bestiame, reputarono che i timori non erano fondati. (tratto dal libro Alpe Soreda. Un insediamento alpino bleniese nel tardo Medioevo nella Valle di Vals, di Rachele Pollini-Widmer)

[/bg_collapse]

[bg_collapse view=”link” expand_text=”Curiosità 2 – Paesaggio prezioso ↓” collapse_text=”Curiosità 2 – Paesaggio prezioso ↑”]

Riportiamo pari pari l’ultimo paragrafo delle conclusioni di Rachele Pollini-Widmer, che raccontano una bella storia sull’amore per l’Alpe Soreda, che sarà anche stato un luogo scelto per disperazione, ma che oggi, senza dimenticare le sofferenze del passato, possiamo goderci ed quindi giusto mantenere intatta la sua bellezza.
«Negli anni Ottanta a livello nazionale fu discusso un progetto per una centrale elettrica ‘Lampertschalp’. Nell’assemblea comunale del 10 marzo 1989 però i cittadini del comune di Vals rifiutarono chiaramente su proposta del municipio il rilascio della concessione per una diga che avrebbe sommerso gli edifici storici e una grossa parte dell’alpe Soreda. Il fattore deteminante di questa decisione fu il desiderio di conservare il prezioso paesaggio dell’alpe Soreda».

[/bg_collapse]

No comments

LEAVE A COMMENT